“ prova ad essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo...Mahatma Gandhi...

Tapas e Kama: Seminario di Maggio a Campopiano




Seminario Esperienziale 
Maggio 2017
...
TAPAS E KAMA
FRA ASCETISMO E SENSUALITA’
dal 29 aprile al 1 maggio 2017 
Campopiano (PV)



Ascetismo (tapas) e desiderio (kāma) non sono diametralmente opposti, dove la presenza completa di un aspetto esclude automaticamente l'altro. Essi sono due forme di calore strettamente connesse in termini umani – tapas è l’ardore della disciplina e della pratica ascetica , e kama è il fuoco della passione.



“Colui che cerca l’amore con la speranza di un godimento è vittima del desiderio. Il saggio accetta i piaceri sensuali quando arrivano, ma con cuore distaccato. Egli non è vittima del desiderio.” ( Gopala-uttana-tapini Upanishad 15)

Programma del Seminario 

Arrivo è previsto entro le ore 16 di sabato 29 aprile 2017 per prendere posto nelle stanze e conoscere il luogo
  • Lezione di yoga dalle ore 17 alle ore 19 ( con Gordana )
  • Cena ore 20
Domenica 30 aprile 2017 
  • Meditazione dalle 8 alle 9 - Gordana 
  • Colazione leggera alle 9 
  • Sessione introduttiva dalle 10 alle 11 – con Gordana e Sahaj
  • Dalle 11 alle 12.30 – Sahaj Meditazione per trasformare le energie negative 
  • Pranzo alle ore 13 e pausa fino alle 15.30
  • Dalle 15.30 alle 16.30 – Sahaj – Trataka, la purificazione di Manipura (shatkarman)
  • Parte teorica dalle 16.30 alle 17.30 – Gordana 
  • Pratica yoga dalle 18 alle 19.30 – Gordana
  • Cena ore 20, e a seguire...
  • 108 ripetizioni del Kubera Mantra, accompagnati con il tamburo, balli e canti.

AGNI – Il Fuoco della Vita “Io magnifico Dio, il Divino Fuoco,
il sacerdote, Ministro del Sacrificio, l’offerente dell’oblazione,
Datore supremo di tesori”. ( Rig Veda I,1,1)

Lunedi 1 maggio 2017
  • Meditazione dalle 9 alle 10 - Gordana
  • Pausa tè / caffè, con biscotti e frutta dalle 10 alle 10.30 
  • alle 10.45 alle 12 – Sahaj : Agni, il fuoco della trasformazione
  • Pranzo ore 12.30 e pausa fino alle 14.30 
  • Condivisione , domande e risposte dalle 14.30 alle 15.30
  • Pratica yoga dalle 15.45 alle 17.15 
  • Conclusione ore 17.30, tisana con torta e saluti

La quota di partecipazione e di € 280, da versare in due rate : la prima di 130 euro all’iscrizione entro il 5 aprile (in caso di rinuncia al seminario dopo questa data tale quota non verrà restituita); il saldo di 150 euro all’arrivo nel luogo 

Info: Gordana 333 2371631

Campo di Meditazione, Yoga e Benessere - 19 Marzo 2017

Un invito a risvegliare il corpo – la sua natura energetica - insieme alla stagione. Un invito a esplorare, come se fosse la prima volta - la prima-vera - ciò che credi di sapere e non sapere. 

Un invito a prenderti una giornata intera dedicata a te, per meditare, respirare, ascoltare, camminare, stare in silenzio, mangiare… per sorprendersi in quello stato naturale che sboccia con la meditazione



E’ una occasione per staccare la spina e prenderci cura di noi stessi, in un ambiente rilassato e sereno per entrare in contatto con il proprio essere essenziale, conoscere se stessi, acquietare la mente, ridurre lo stress. 

E’ un momento in cui si possono sperimentare diverse tecniche di yoga e meditazione provenienti da differenti tradizioni spirituali che ci aiutano a ricordare la nostra natura meditativa essenziale con la quale nasciamo.





Dal prossimo mese di marzo Podere Campopiano riprendono le attività nel cuore dell'Oltrepo Pavese dove si possono ricevere trattamenti personalizzati, si svolgono seminari consapevolezza, yoga e meditazione proposti da Gordana StojanovicDiego Azzaroni e Sahaj Bez.





Campo di Meditazione, Yoga e Benessere

PROGRAMMA

Le pratiche iniziano domenica 19 marzo 2017 alle ore 9:00; chi lo desidera può raggiungere Campopiano la sera di Sabato 18.

·         08:00 - 09:00      Accoglienza (siate puntuali)

o   Dalle ore 10:30 - Centro Olistico propone trattamenti estetici viso con Giulia Russo, Sauna Swedana ed altro ancora… 

·         09:00 - 10:30      Sala Yoga - Sessione di Yoga con Gordana
·         10:30 - 11:30      Sala Yoga - Meditazione attiva con Sahaj
·         11:30 - 13:00      Sala Yoga - Sessione di Yoga con Diego

o   Dalle ore 13:00 - Pausa pranzo con la cucina di Laura e la dispensa delle conserve & confetture bio  

·         14:00 -  15:00     Info & Programmi attività 2017
·         15:00 - 17:00      NOMIND percorso guidato con Gordana e Sahaj
·         17:00 - 18:00      Condivisione - Tisana & Torta – Saluti


Informazioni
Campo di Meditazione, Yoga e Benessere 
I posti sono limitati ed è indispensabile prenotare, grazie.
Laura                    oasicampopiano@gmail.com telefono             + 339 3623553

Come raggiungere Campopiano
In Auto: 
dalla A21 TORINO PIACENZA, uscita Voghera, dalla A7 MILANO GENOVA, uscita Casei Gerola. Seguire sempre per Salice Terme. Dopo Salice proseguire sulla statale del Monte Penice. Superare Godiasco e San Desiderio. Dopo San Desiderio proseguire per altri 3 chilometri fino al bivio per Cecima, svoltare a destra, poi subito a destra dopo il ponte sul fiume. Seguire la strada tra i campi per circa un chilometro e svoltare a sinistra all¹indicazione Campopiano. BUON VIAGGIO!!!



Visualizza Località Campopiano in una mappa di dimensioni maggiori


Ekadashi: digiuno e silenzio



 22 February 2017 (Wednesday) Vijaya Ekadashi

EKADASHI
LA PRATICA DEL DIGIUNO E DEL SILENZIO
Un giorno di digiuno ogni 2 settimane

Secondo l'Astrologia Vedica, Ekadashi è l'undicesimo giorno del mese lunare. In base a questa antica tradizione, Ekadashi è un giorno propizio per alcune pratiche come il digiuno e il silenzio. 

Il numero undici rappresenta la somma dei cinque sensi, dei cinque organi di azione (mani, piedi, bocca, organi della riproduzione e organi di escrezione), più la mente. 
Poiché la mente controlla i sensi e gli organi di azione, essa è di fondamentale importanza per gli esercizi intrapresi nel giorno di Ekadashi. 


Quando Ekadashi cade nella fase di luna crescente la mente si trova in Ajna Chakra (il terzo occhio), e durante la fase calante in Anahata Chakra (cuore)

Poiché questi Chakra sono la dimora naturale della mente, la mente ha più facilità a concentrarsi e raccogliersi in sé stessa perché si sente a casa propria. Si può trarre vantaggio da questi giorni praticando il digiuno e altri esercizi come silenzio, pranayama, meditazione, recitazione di preghiere e lettura di testi sacri. 

Il giorno di Ekadashi è consigliato il digiuno liquido a base di succhi di frutta e di verdura, tisane, acqua calda, ecc.

Se si fa un digiuno a base di succhi di frutta, è importante ricordare che, in base alla costituzione individuale (Prakriti) stabilita dall'Ayurveda, il succo d'uva è benefico per la costituzione Vata (aria), il succo di melograno per la costituzione Pitta (fuoco), il succo di mela per la costituzione Kapha (acqua). Per ogni giorno di digiuno bere circa uno o due litri di succo che può essere allungato con acqua. Alla sera fare una cena leggera e dal giorno dopo riprendere la dieta normale. 



Durante il digiuno l'apparato digerente riposa e nello stesso tempo viene stimolato Agni, il fuoco della digestione. Poiché non c'è nessun cibo da digerire, Agni brucia lentamente le tossine accumulate negli intestini. Digiunare nel giorno di Ekadashi è un esercizio che purifica lo spirito, la mente e il corpo. Se non si ha a disposizione un calendario lunare, si può individuare Ekadashi con buona approssimazione contando l'undicesimo giorno a partire dalla luna nuova e dalla luna piena.

per approfondire: [Da: Paramahansa Yogananda - L'eterna Ricerca Dell'uomo - Astrolabio]

Digiuno e Salute

Il digiuno consiste nell’astensione totale dal cibo per un periodo di tempo definito (dai cinque ai quaranta giorni circa). Ci si limita a bere acqua pura. Naturalmente non si fuma, né si assumono farmaci di alcun genere. 


Il digiuno è un momento di riposo durante il quale le attività di riparazione dell’organismo si intensificano.


Digiuno nell’era dell’abbondanza e del boom dell’industria farmacologica…


Benché la tavola ne abbia uccisi più della spada, si preferisce mangiare piuttosto che digiunare; l’astinenza anche se terapeutica è poco popolare nell’era dei consumi. La sovrabbondanza è all’origine dei nostri mali peggiori e comporta costi esorbitanti. 


Questi mali delle società ricche vengono elegantemente definiti “le malattie della civiltà”. Abbiamo acquisito tanta familiarità con le malattie che le crediamo inevitabili e “normali”, la malattie è divenuta un’istituzione redditizia! Malgrado i progressi della tecnologia stiamo ancora usando droghe per curare, ovvero lenire, le sofferenze delle persone malate. 


La persona che digiuna sta facendo un esercizio straordinario: si cura e allo stesso tempo prende in mano la propria salute, anziché compatirsi e rassegnarsi alla bassa qualità di vita che è la norma per le persone colpite dalle “malattie della civiltà” (o da pancia piena). Chi digiuna sceglie di non considerare il corpo come una macchina che il meccanico deve riparare, ma fa affidamento al potere di autoguarigione di cui l’organismo è dotato; quindi digiunando, non ci si aspetta più che gli altri ci guariscano, ma ci si guarisce da soli!!


A digiuno ci si riposa sempre e dunque la vita interiore si amplifica: ciò è affascinante, ma talvolta fastidioso. Si tratta di un approccio globale della persona perché cura allo stesso tempo il corpo e lo “spirito”, valorizzando l’essere umano nel suo insieme, concependolo come un tutto indissolubile. Il digiuno è una “soluzione terapeutica” (adatta a qualsiasi fascia di età) che permette di risolvere il problema alla radice invece di cercare di sopprimere i sintomi come succede facendo ricorso alla medicina allopatica, alle piante medicinali o ad altri tipi di medicine cosiddette dolci.

Quando queste “bloccano” la tosse, bloccano anche i processi difensivi del corpo, i processi di eliminazione; quando sopprimono la diarrea, impediscono anche l’espulsione di materie indesiderate dall’apparato digestivo. Quando abbassano la febbre, interrompono il processo curativo attuato da questa febbre. In effetti la febbre è un mezzo d’eliminazione naturale per bruciare gli scarti. 


I sintomi spariscono definitivamente se si sopprimono le cause, e provvisoriamente se si utilizzano dei rimedi come deviazione delle forze vitali d’eliminazione.


Se lo stile di vita non migliora, il livello di tossiemia si accresce di anno in anno. A quel punto la tossiemia si generalizza, raggiungendo progressivamente tutti gli organi del corpo. Il lavoro degli organi è interdipendente. Se un organo diventa tossiemico, svolge le sue funzioni con difficoltà e tutto il resto dell’organismo ne risente.

Il nostro corpo ci invia dei segnali: questi vanno ascoltati per eliminarne le cause e tenere sotto controllo la nostra salute.



Cosa accade durante il digiuno…


Digiunando, si cessa di apportare alimenti al corpo; quest’ultimo deve dunque sviluppare una nuova strategia per ottenere energia. La sua strategia è rivolgersi alle riserve: ispeziona tutti i tessuti per inventariare i grassi, le proteine, le vitamine e i minerali di riserva che può usare senza farsi male. 


Elenca e distrugge (grazie al processo di autolisi) i tessuti usurati, danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili ed eliminando le scorie nocive. Oltre alla stimolazione dell’autolisi dei tessuti, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente nel quale queste ultime nuotano (l’ambiente interstiziale). Il grasso nocivo, gli scarti chimici, i cristalli di acido urico e i residui del lavoro cellulare che provocano il sovraffaticamento sono digeriti dalle cellule alla ricerca di nutrimento e riciclati. 


Le tossine non riciclabili sono semplicemente neutralizzate e successivamente eliminate.


Quindi durante il digiuno ogni cellula si auto-ripara. Dopo aver disfatto le proprie strutture pericolanti, esse si ricostruiscono con materiali nuovi e sani ad un ritmo molto veloce. Se una cellula è troppo danneggiata o usurata per sopravvivere, secerne nel suo spazio interno degli enzimi distruttori, dandosi l’eutanasia. I suoi residui sono raccolti da cellule itineranti chiamate macrofagi. 


La cellula scomparsa è sostituita da una cellula figlia, prodotta da altre cellule del tessuto, nel caso dei tessuti le cui cellule non si riproducono (esempio nel sistema nervoso) spetta alle cellule limitrofe effettuare il loro lavoro.


Il nostro organismo si riequilibra grazie alla sua capacità di adattamento al cambiamento (omeostasi), per cui i parametri biologici si mantengono a livelli costanti. Nonostante i cambiamenti nell’alimentazione il nostro ambiente interno si mantiene sempre uguale e favorevole alla sopravvivenza delle cellule. 


Questo equilibrio si mantiene evidentemente durante il digiuno.

Un esercito di cellule difende il nostro corpo contro i virus, le polveri, i prodotti chimici o i batteri. Queste cellule specializzate viaggiano attraverso il sangue ed eliminano gli agenti patogeni in tutti i tessuti dell’organismo. Il nostro corpo possiede i mezzi per guarirsi e difendersi. Si tratta di metterli a profitto digiunando in un clima di riposo e serenità, concedendosi del tempo per allontanarsi dalle preoccupazioni quotidiane e lasciare che il riposo incrementi le attività di riparazione. Più si sta a riposo e si dorme, più rapidi saranno i suoi effetti. 


Un organo in autolisi ha bisogno di un grande apporto di energia e la circolazione sanguigna vi aumenta; se si decidere di correre, ad esempio, la circolazione sanguigna sarà immediatamente canalizzata verso i muscoli delle gambe facendo cessare l’autolisi nell’organo in cui si stava svolgendo. Poiché l’organismo risparmia energie, la libido diminuisce e dunque le attività sessuali sono piuttosto rare durante il digiuno.


Quando digiunare…


Il digiuno può essere intrapreso in ogni momento dell’anno secondo le necessità. Se si avvertono dei disturbi è sempre meglio smettere di mangiare fino a che non ci si ristabilisce. Preoccuparsi delle malattie lievi al momento giusto evita che queste si trasformino in malattie più gravi.


Nelle malattie acute il sistema digestivo è inadatto a digerire cibo. La perdita di desiderio di cibo è uno dei primi sintomi di malattia acuta, la natura elimina il desiderio per il cibo quando questo non può essere utilizzato. Anche i bambini quando non si sentono bene rifiutano d’istinto il cibo. 

L’abitudine di far ingozzare le persone ammalate (bambini compresi) per paura che la mancanza di cibo non fornisca le energie necessarie al corpo per debellare la malattia è causa di tante sofferenze inutili e di decessi che si potrebbero evitare. Anche nei casi di malattia cronica un digiuno condotto accuratamente permetterà all’organismo malato di espellere gli accumuli tossici che sono alla base del disturbo; un modo di vivere corretto permetterà successivamente all’individuo di costruirsi una salute eccellente.


Il digiuno può essere anche considerato come un esercizio di disintossicazione generale da praticare quando se ne ha voglia e tempo, anche in assenza di disturbi specifici.


Il digiuno preventivo ci permette di migliorare la qualità della vita e di prevenire la malattia o la degenerazione. Esso può durare alcuni giorni o qualche settimana, secondo il grado di tossiemia dell’organismo e lo scopo da raggiungere.


Il digiuno terapeutico, invece, serve a guarire l’organismo da una malattia già individuata; la maggior parte dei problemi di salute, affrontati prima che diventino irreversibili, possono essere risolti. Non dimentichiamo che la capacità di rigenerazione dell’organismo è straordinaria, e che alcune persone che si ritenevano malate incurabili hanno recuperato la piena salute digiunando. Anche in questo caso la durata varia a seconda dei casi e dura fino alla scomparsa dei sintomi. A volte è preferibile effettuare vari digiuni brevi piuttosto che uno lungo, sarà l’esperto a consigliare il miglior modo di proseguire la disintossicazione.


Senza pretendere di essere esaustivi, ecco una lista dei principali squilibri che il digiuno migliora:
• L’obesità e problemi associati: tasso elevato di colesterolo o di trigliceridi, diabete precoce, fegato grasso. 
• I problemi ghiandolari: ipotiroidismo, problemi legati al sistema riproduttivo (mestruazioni dolorose, irregolari), al fegato (che è una ghiandola), ai surrreni, alle paratiroidi e al pancreas. 
• I problemi digestivi: costipazione, diverticoli, ulcere varie, cristallizzazioni. 
• I problemi circolatori: arteriosclerosi, ipertensione, prevenzione dei coaguli, varici, problemi legati alla circolazione venosa, emicranie, sensazioni di freddo. 
• I problemi del sangue: anemia, poliglobulia (eccesso di globuli rossi), squilibri vari nella composizione del sangue. 
• La degenerazione dell’apparato locomotorio: artrite, reumatismi, miosite, artrosi, osteoporosi… 
• I problemi legati al sistema difensivo: debolezza immunitaria, allergie, malattie dei gangli, artrite reumatoide, infezioni batteriche ricorrenti… 
• Le malattie virali: mononucleosi, influenze, bronchiti, laringiti, vaginiti… 
• Le malattie della pelle: acne, eczema, seborrea, iperacidità. 
• Le malattie del sistema nervoso: insonnia, irritabilità, malattie degenerative allo stato precoce (sclerosi a placche), esaurimento. 
• I problemi del metabolismo dei tessuti:cisti, tumori benigni, fibromi, infiammazioni, cancri precoci.
Se si tratta di malattie genetiche trasmesse per eredità il digiuno non può curare totalmente la malattia, ma può prevenire uno stato di debolezza ereditaria che non è inevitabile; si manifesta in un organo o un tessuto meno resistente, che è il primo a deteriorarsi quando l’organismo raggiunge un certo grado di tossiemia. Evitando questa soglia di tossiemia patogena, si evita la manifestazione della debolezza ereditaria.


Reazioni durante il digiuno…


Quando si inizia un digiuno quasi inevitabilmente si presentano degli sviluppi fisici ( le cosiddette crisi di disintossicazione) che non devono allarmare come ad esempio la lingua che diventa bianca, il sapore cattivo che assume la bocca, catarro, febbre, gli odori corporali che si fanno più forti, ecc… 


Nonostante tali condizioni possono essere spiacevoli, esse rappresentano un processo purificatore così come lo è la perdita di peso. Naturalmente si manifesta il disturbo già noto, ossia quello per cui si decide di digiunare (nel caso del digiuno terapeutico); poi vengono i disturbi legati a problemi di salute del passato. Tutti conserviamo nei tessuti debolezze, postumi di traumi o di malattie passate. 

Digiunando, questi tessuti danneggiati si riparano; quando il danno è reversibile, la sua antichità non limita le nostre capacità di porvi rimedio. Il terzo disturbo che si potrebbe sperimentare è quello latente, ossia si potrebbe rivelare la presenza di un focolaio di infezione ancora sconosciuto che denota un disordine fisiologico che prima o poi si sarebbe comunque manifestato. Il disturbo segnala l’attività di autolisi.


Se un disturbo diventa intollerabile, si frena l’autolisi con succhi di frutta fresca o l’applicazione di calore, senza fare ricorso ad analgesici e calmanti, sempre raccomandando il riposo completo.


Dove digiunare…


Il primo digiuno deve essere fatto sotto controllo professionale, affinché il partecipante comprenda le reazioni provocate dal digiuno, evitando allo stesso tempo di commettere errori. Si digiuna in un clima di riposo lontani dalle preoccupazioni quotidiane, dallo smog e dal caos cittadino.


È preferibile che il luogo non sia troppo freddo visto che il digiuno diminuisce la resistenza al freddo. Esistono oggi case di riposo igieniste a cui ci si può rivolgere per ricevere un’assistenza adeguata.


Controindicazioni…


I casi in cui il digiuno è da escludere tassativamente sono pochi. Il primo è la carenza nutritiva reale, anche se assai nella nostra società; la “ paura ossessiva” è controindicazione assoluta; la gravidanza è controindicazione relativa, al massimo si possono praticare digiuni brevi. Ogni dipendenza farmaceutica profonda deve essere attentamente valutata; per digiunare, l’organismo deve essere autonomo, ovvero deve saper compiere da solo le funzioni essenziali alla sopravvivenza, senza medicine. 


Cancro generalizzato, tossicodipendenza, fasi avanzate del morbo di Alzheimer, della sclerosi a placche o delle coliti ulcerose, ad esempio, sono altre controindicazioni. Il supervisore deve studiare ogni caso con attenzione, per giudicare l’idoneità del digiuno.


Preparazione al digiuno…


Nelle settimane che precedono il digiuno si consiglia di mangiare più frutta e verdura fresca per rifornire al massimo i tessuti di vitamine e minerali. Si abbandonano gli eccitanti come il caffé, il tè, lo zucchero bianco, il cioccolato, i condimenti, i cibi di origine animali se fanno parte della nostra alimentazione. A quel punto, il nostro metabolismo può tornare al suo ritmo naturale, anziché essere snervato dalla presenza di stimolanti. 


Si dovrebbe praticare una discesa alimentare che consiste nell’eliminare gradualmente i farinacei, le leguminose, i cibi di derivazione animale, fino a nutrirsi esclusivamente di frutta fresca nei due o tre giorni che precedono il digiuno. Se ciò crea troppi disagi, è possibile scegliere un approccio più diretto e digiunare dall’oggi al domani.


La ripresa alimentare…


Alla fine del digiuno, ricominciare a mangiare è un vero piacere, ma bisogna procedere con molta cautela. Una buona ripresa alimentare deve avere come minimo la stessa durata del digiuno intrapreso. 

Esso si interrompe in genere con frutta fresca non dolce (possibilmente biologica) masticata e insalivata a lungo. Si possono poi reinserire ortaggi freschi crudi, in seguito quelli cotti leggermente a vapore fino ad arrivare ad aggiungere gradatamente i farinacei e i legumi.


Per restare disintossicati…


Dopo il digiuno, si è disintossicati e tali si vuole restare. È possibile prolungare questo stato di benessere adottando abitudini sane e semplici:
• Un’alimentazione sana e razionale;• Un riposo regolare tutte le notti;• Un esercizio fisico stimolante e non violento;• L’assenza di sovraffaticamento;• La rinuncia a stimolanti quali tabacco, caffé, droghe, medicine e alcool;• Una filosofia di vita appagante;• Il digiuno.
(tratto da “Il digiuno può salvarvi la vita” del dott. M.H. Shelton, “Il digiuno per la propria salute” di Nicole Boudreau e “Manger naure santé nature” di Albert Mosséri)

Sul vedānta advaita

Vidya Bharata - Edizioni I Pitagorici © Tutti i diritti riservati. 

Il Vedanta Advaita, o Vedanta Non-duale, è uno dei sei darsana (punti di vista) ortodossi della filosofia indù, conosciuto anche con il nome di Uttara-mimamsa.

Il Vedanta è costituito dalle Upanisad e, racchiudendo l'interpretazione più profonda e definitiva dei Veda quale un vero e proprio epilogo (anta), ne rappresenta sia il coronamento dottrinario che la conclusione espositiva.

I Veda - letteralmente "ciò che è stato visto" ossia realizzato dagli antichi Saggi (rsi) - sono frutto di autentica Conoscenza-realizzazione e, contenendo un preciso messaggio metafisico e quindi universale, non possono essere considerati come opere di date individualità: essi sono espressione di una vera funzione universale e raccolgono la Tradizione "udita" (sruti) che, traendo ispirazione direttamente dal Principio supremo e impersonale, è sita nella sua intrinseca unità di là da ogni distinzione storica, culturale, etnica, etc., per quanto possa palesarsi o velarsi o assumere differenti presentazioni, a seconda del grado di risveglio della coscienza umana e dell'adattamento al particolare contesto spazio-temporale.

Questa Tradizione costituisce, dunque, un'espressione di carattere universale e rappresenta il patrimonio spirituale di tutta l'umanità donde ognuno può liberamente attingere in ragione del proprio grado di maturità e di comprensione.

Così tutti i diversi rami della Tradizione, siano essi orientali od occidentali, portano a quella Verità unica che ne è il principio e la cui presa di consapevolezza risolve immediatamente la reciproca opposizione di dottrine e visioni filosofiche in apparente contrasto come, altresì, ogni sorta di questione esistenziale. In tal senso la sola Realtà è la non-dualità (advaita) la quale, in quanto tale, nulla escludendo, non possiede un "secondo", non contempla cioè un' altra" prospettiva cui contrapporsi mentre include e comprende la totalità dei possibili punti di vista costituendo essenzialmente una visone di sintesi o consapevolezza di unità assoluta totalmente trascendente.

Il Vedanta Advaita è dunque la dottrina della Non-dualità, della non-contrapposizione e dell'inclusione risolvente, quindi della "non-relazione" (asparsa): la Realtà è una vera ed unica, quindi è l'Assoluto stesso in cui si risolve qualsivoglia relatività, senza tuttavia menomarne l'essenziale e non-duale autoidentità.

Tale visione metafisica - assimilata, meditata e vissuta - porta a rimuovere la causa prima del conflitto e della sofferenza connaturati all'esistenza individuata e illusoriamente separata, causa quindi dell'ignoranza circa la natura dell'Essere - e perciò del proprio essere, indipendentemente dal particolare stato - e della conseguente proiezione di dualismo e di molteplicità contraddittoria. Se la dualità è un accidente della Non-dualità e se la sua immagine è effetto dell'illusione fondata sull'ignoranza, allora è solo attraverso la Conoscenza pura - trascendente soggetto e oggetto - che può essere dissolta lasciando splendere la Realtà qual essa è di là da come può apparire, rappresentarsi e velarsi.

In altri termini, la diversificazione e la susseguente opposizione appartengono alla sfera fenomenica (su cui verte appunto l'individuale); ma al di là del fenomeno e del noumeno, del manifestato e del non-manifestato v’è una sola ed unica Realtà priva di dualità in cui tutto è compreso e in cui tutto è compiuto. Il Vedanta intende svelare questa Realtà non-duale che è la nostra stessa ed unica essenza.

L'insegnamento dei Veda è ripartito in sezioni (khanda) ciascuna delle quali è rivolta ad un preciso stato coscienziale e quindi a un definito stadio di vita (asrama): dopo le parti dedicate agli stadi corrispondenti allo studentato (brahmacari) e alla funzione di capofamiglia (grhastha) e quella in ausilio alle pratiche degli anacoreti (vanastha), le Upanisad - o "sezione della Conoscenza" (jnanakhanda) - sono rivolte esclusivamente a coloro i quali hanno coscienzialmente abbracciato l'ultimo stadio di vita, cioè quello della rinuncia totale (samnyasa), ciò in quanto la conoscenza metafisica esige il possesso di determinate qualificazioni sia di carattere intuitivo-intellettuale che, soprattutto, di natura coscienziale: l'autentica e suprema rinuncia (parasamnyasa) s'identifica, infatti, con la Conoscenza stessa.

Tratto da: Introduzione Essenza del Vedanta di Sadananda, Edizioni Asram Vidya




Sādhana vedānta.

Ci si potrebbe chiedere quale sia la sadhana prescritta dal Vedanta, ma essa proprio perché tesa al risveglio dell'Assoluto in Sé, potrebbe apparire contraddittoria se non contrapposta, se non esaminata nella sua essenza.

La sadhana proposta nel Vedanta (e in qualsiasi ramo dell'unica tradizione metafisica universale) è quanto nel Vedanta è detto ajati vada, il percorso della non generazione.

Se esaminiamo a fondo i percorsi proposti nei diversi darshana, o negli yoga (karma, bhakti, jnana, advaita) troviamo come ogni pratica alla fine conduca (o sia un'applicazione dell') ajati vada.

L'adorazione del Divino, il namasmarana, l'hathayoga, il pranayama, etc. etc. (tranne le forme deviate o contaminate o degradate o medicali o occulte) sono semplici artifizi per "non generare più nuovi effetti", permettendo così la risoluzione dei semi causali esistenti.

Lo scienziato che osserva il mondo non può non vedere e ignorare le leggi di causalità che lo regolano in ogni minimo aspetto; pertanto gli sarà facile comprendere come l'istanza all'Assoluto può realizzarsi solo una volta che il fenomenico avrà cessato la sua autogenerazione in nomi e forme.

L'uomo di Dio che osserva il Creato non può non vedere e ignorare l'espressione della Volontà di Dio che lo regolano in ogni minimo aspetto; pertanto gli sarà facile comprendere come la fusione col Divino può realizzarsi solo dopo che egli si sarà abbandonato totalmente alla Sua Volontà e Grazia.

Questo significa ricondurre la mente empirica alla sua funzione primaria di organo catalogante e la mente noetica o cuore al riconoscimento dei flussi causali o Volontà del Divino o dharma: ajātivāda [pratica della non-generazione di nuove cause].

Premadharma 4/11/2012





Certe pratiche di autoconoscenza possono essere considerate estreme e se non ci sono le qualifiche, possono acuire ogni scissura o aspetto interiore non risolto.

"I più puri presupposti [per la liberazione] sono tre e sono dovuti all'influsso del grande Signore (mahapurusa): la nascita in un corpo umano, l'ardente volontà di liberazione (mumuksutvam), la protezione di un Saggio già realizzato."(Vivekacudamani 3)

Per vivere la propria vita, l'ente necessita di motivazioni e di conseguire le proprie priorità e non si può opporre alla vita la folle adesione a credenze quali "tutto questo non esiste", "la vita non è reale", "Tu sei Quello", "Tutto è Brahman", etc.

Sino a quando ci sono istanze che spingono verso altre priorità, la vita si svolge in tale direzione, pertanto per non trasformare le Mahavakya [grandi sentenze vediche come Tat tvam asi: Tu sei Quello] - che sono realizzazioni - in vāsanā [contenuti pronti a emergere e svilupparsi, impressioni mentali subcoscienti], occorre praticare una sadhana che preveda anche il conseguimento dei Purushartha. In questo senso esistono strumenti più adeguati nel karma yoga e nel bhakti yoga.

Da un certo punto di vista alcuni considerano l'Advaita come un cortocircuito dei cammini prescritti (karma, bhakti e jnana) nell'ambito dei vari culti, ma questo semplicemente perché ne rappresenta il naturale epilogo.

Naturale però non significa comune; è l'epilogo di una vita che segue un percorso della unica tradizione metafisica universale, il sanathana dharma o philosophia perennis o piccoli e grandi misteri.

Altrimenti i rischi di un approccio errato alla non dualità sono il qualunquismo, il nichilismo, l'autodistruzione, la depressione...

Il Vedanta e a maggior ragione l'Advaita sono cammini di realtà. Realtà quotidiana, realtà oggettiva, realtà soggettiva, realtà interiore, realtà metafisica, realtà assoluta.

Occorre affrontare la vita per com'essa si porge. Qualsiasi elemento va affrontato per l'evidenza nella sua apparenza e ivi risolto-integrato. La realtà declinata in precedenza va vissuta conformemente la "consistenza" del soggetto. E' essa stessa (la declinazione del reale) funzione del soggetto, essi sono inversamente "esistenti". Il quotidiano ha una realtà ben relativa rispetto all'Assoluto, non ha alcuna inseità, ma appare ben sostanziata per il soggetto "io" che la vive quale sistema di riferimento. Essa va pertanto vissuta come tale e non certo ignorata in nome di una Realtà assoluta nemmeno concepibile.

Per questo motivo occorre essere fortemente ancorati alla realtà quotidiana a meno che non si sia nel samnyasa e allora è già evidente il distacco.

Il Vedanta è la vita stessa, l'Advaita ne è l'epilogo, è morire da vivi. Non è da prendere alla leggera. Consiste nella distruzione consapevole di ogni vasana, nella rettificazione di ogni vrtti [modificazione nella sostanza mentale], nell'individuazione consapevole di ogni samskara [seme causale] passato, presente e futuro al fine di portarli in maturazione o elisione.

La sadhana "fai da te" o libresca va bene agli inizi, poi man mano che si va avanti occorre rettificarla secondo le proprie necessità.

Premadharma 8/3/2014





Dialogo.

R. Non confondere le istruzioni dirette date a chi si trova sul baratro del vuoto, con la visione di chi ha superato ogni vuoto.

D. Potresti fare degli esempi di chi si trova sul baratro e di chi lo ha superato? E la dimensione soggettiva, personale, quale ruolo assume nei due casi?

R. La volgarizzazione dell'insegnamento un tempo riservato agli anacoreti e poi ai monaci erranti (samnyasin) ha reso accessibili ai più informazioni riservate a chi le necessita nel momento in cui vanno applicate. La chiave la esci dalla tasca e la usi nel momento in cui devi aprire la porta, così è per certe istruzioni, praticarle vanamente a vuoto per anni non serve.

La maggioranza di queste informazioni un tempo erano mnemoniche e passate di maestro in discepolo, quale memento e traccia. C'era poi la navigazione a vista ossia le istruzioni specifiche alle conseguenze della sadhana. Molte di queste non sono state mai pubblicate e probabilmente mai lo saranno poiché vengono date verbalmente ai quei pochissimi che le necessitano, e costoro proprio perché le necessitano sono qualificati e pertanto mai le daranno sino a quando non troveranno altri che le necessitano. Il necessitarle o qualificazione è data dall'essere sull'orlo del baratro.

Oggi le informazioni disponibili concernono solo i manuali mnemonici solitamente destinati a chi non ha più alcun interesse per la vita sociale e mondana. Questo non significa che il Vedanta Advaita è destinato solo a costoro, ma che quelle pratiche descritte (asparsa vada) sono destinate solo a costoro.

L'Advaita Vedanta nel suo insieme si appoggia come sadhana all'ajātivāda (pratica della non generazione [di nuove cause]). E ajātivāda viene praticato attraverso il karmavāda (con tutte le sue accezioni nel grossolano denso, dalle posture, alle respirazioni, ai riti, ai mantra, ai suoni, etc.), il bhaktivāda, lo jnanavāda, l'asparsavāda.

Da qui le credenze sull'illusorietà del mondo, sul suo abbandono, etc.: le maggiori informazioni disponibili sono la interpretazione corrotta di insegnamenti destinati a quei pochi in grado di realizzarli.

Chi invece ha già superato ogni baratro e ogni vuoto, mostra a ciascuno il percorso più adatto (alla fine tutti sono una combinazione più o meno variata e combinata di karma, bhakti e jnana yoga) in funzione della aderenza ai diversi piani esistenziali di ciascun aspirante.

Il Vedanta Advaita si pone oltre ogni contrapposizione ed è oltremodo risibile come in molti si affannino a contrapporsi ad un qualcosa che non solo non comprendono ma non è nemmeno concepibile dalla mente empirica. E' oltre ogni contrapposizione perché la parte finale, l'asparsa vada diviene disponibile solo quando l'ajati vada viene a concludersi: i vari piani esistenziali sono stati armonizzati nella risoluzione delle causalità (attraverso i vari yoga) ed è possibile fare il salto coscienziale di pura consapevolezza.

Premadharma, Dialogo privato, 10/8/2014 

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Viaggio in India Febbraio 2017: Mahasivaratri e Arunachala



Programma del viaggio con Gordana Stojanovic
dal 20/02 al 5/03/17 Febbraio 2017
Chennai, Mahasivaratri, Arunachala.
Per iscrizioni contattare per cortesia Ylenia - zobeidee@gmail.com - comunicando nome/cognome, data e luogo di nascita, recapiti tel /mail, numero del passaporto (luogo di rilascio a data di scadenza)
Qui  di seguito il programma del viaggio in India che propongo per Febbraio 2017
Tutti i luoghi nominati nel programma si trovano nello stato di Tamil Nadu (Sud India )

L'intenzione principale è di conoscere Sri Vasavi Yogasram a Chennai, fondato 60 anni fa dallo Yogi Silente Sri Sri Sri Satchidananda, e praticare con D. Balaji che adesso lo gestisce e che ha passato accanto al Maestro 18 anni interi....

Considerate inoltre che 25 Febbraio sarà Mahasivaratri – La Notte di Siva - una delle più grandi festività in India, quindi per noi anche l’opportunità di vivere qualcosa di straordinario in questo Paese delle Meraviglie.

Come sapete già Siva - Il Signore dello Yoga,  è la divinità fra le più venerate della mitologia induista, membro della triade divina con Brahma e Visnu. 

Il più Grande fra gli Asceti  nei suoi molteplici aspetti, nello stesso tempo benevoli e terrifici,Siva assume forme e epiteti diversi. 

Uno di questi è l’aspetto del Danzatore Cosmico – Nataraja – che va venerato al tempio di Chidambaram


Per quanto riguarda invece Arunachala, la dimora di Siva, una delle pratiche più diffuse è il cammino attorno alla montagna per una distanza di circa 14 km – Giri Pradakshina“ indica l’atto di camminare attorno a un luogo sacro in direzione oraria, con la propria destra rivolta all’ oggetto di adorazione. 

“Giri “ significa collina. Secondo Sri Ramana Maharishi,  che ha vissuto la sua vita ai piedi del monte, “ è benefico per tutti fare il giro della collina. Non è neanche importante avere o non avere fede nella Pradakshina, esattamente come il fuoco che brucia chiunque lo tocchi, che ci creda o no, così la collina porterà beneficio a chiunque ne faccia il giro”.  Si dice inoltre che la montagna esaudisce ogni desiderio

Spero che questa mia proposta sia gradita, visto che alcuni di voi me l’avevano già chiesto tante volte, e spero che vi farà piacere condividere questa esperienza.

Chiedo gentilmente  a chi è interessato di farmelo sapere al più presto, poiché il numero dei partecipanti è limitato a 10 persone. Tenetevi presente che questa volta sono da sola ed è molto impegnativo organizzare un viaggio del genere! 

Il programma in allegato potrebbe subire qualche variazione e/o modifica per cause che non dipendono dalla mia volontà
Per iscrizioni contattare per cortesia Ylenia  zobeidee@gmail.com - comunicando nome/cognome, data e luogo di nascita, recapiti tel /mail, numero del passaporto           (luogo di rilascio a data di scadenza)
Programma  del viaggio
  • Arrivo a Chennai è previsto per domenica 19/02  in modo di poter iniziare la pratica al Sri Vasavi Yogasram  lunedi 20/02 mattina
  • Soggiorno a Chennai fino al 24/02 – pratica quotidiana all’asram, tempo libero per sightseeing, shopping ecc. Alloggeremo in un albergo storico e semplice, di nome “ Broadlands Lodge “
  • Partenza per Chidambaram o 24/02 sera oppure 25/02 mattina ( a seconda degli orari del treno, viaggio di circa 6-7 ore ) per poter assistere alla splendida cerimonia presso Siva Nataraja Temple nella Notte di Siva – Mahasivaratri  25 Febbario. Questo tempio dedicato al Signore della Danza / Danzatore Cosmico, che danzando crea l’Universo, è considerato uno dei più belli in India!
  • Domenica 26 partenza per la montagna sacra Arunachala, dove Siva si è manifestato sottoforma di una colonna di luce e fuoco. Per gli induisti questa montagna rappresenta Siva stesso, ed è per questo motivo cosi importante e sacra . Alloggeremo per una o due notti all’asram di Sri Ramana Maharishi 
  • Ritorno a Chennai 28/02 ( viaggio di circa 3 ore in autobus ) per poter dedicare il tempo restante alla pratica yoga e altre scoperte locali. 
  • Rientro a Milano domenica 5/03/2017

Sono disponibile ad aiutarvi e consigliarvi riguardo ai preparativi, che saranno:  Ognuno organizza il proprio viaggio aereo fino a Chennai e il ritorno in Europa.  Ognuno prenota il proprio Visto per l’ingresso in India.  Cosa portare con se.  Mi occupo di prenotare i mezzi per gli spostamenti una volta in India. 

Altrettanto, prenoto i luoghi dove si alloggia dal 20 febbraio al 5 marzo.  Chiedo una quota di 200 euro ad ogni partecipante all’atto dell’iscrizione al viaggio. Tale quota non verrà restituita, ma sarà usata per il mio rimborso spese - dedico del tempo per organizzare tutto il viaggio, avrò delle spese per gestire la preparazione e telefonare in India, ci sono dei compensi da dare localmente a coloro che mi aiutano nei luoghi che visiteremo, sarà l’eventuale denaro per le piccole spese per risolvere situazioni contingenti sempre presenti lungo il viaggio, e sarà il compenso da dare per favorire l’esperienze fuori dall’ordinario.  

Ognuno pagherà le proprie spese di vitto ed alloggio e trasporto che non mi è possibile preventivare, ma che rimarranno comunque contenute e soprattutto del congruo valore rispetto al servizio usufruito.  Per favore iscrivetevi il prima possibile per poter iniziare a prenotare gli alloggi considerando il periodo della grande festività in India


La Notte di Siva

Sivaratri  significa “La Notte di Shiva”, ma anche “la notte in cui si riversa la Grazia Divina”. Questo perché la tradizione indiana indica che soprattutto in questa occasione l’essere umano dovrebbe adorare Siva colmo di devozione e frenesia, nella sua ipostasi di Dio Padre, per tutta la notte. Proprio in questa notte gli yogi e gli adoratori di Siva rimangono svegli, invocandoLo con tutto il cuore e con uno slancio incontenibile. Passare la notte di Sivaratri adorando riempie di Grazia Divina tutta la nostra esistenza.

L’insegnamento spirituale che ci offre la notte di Sivaratri è quello di farci nutrire solamente pensieri puri ed elevati, che ci portano prima o poi alla consapevolezza della divinità che è già in noi. Per quante cose possano possedere, gli uomini soffrono, il più delle volte per la mancanza di una pace interiore profonda, ma anche per l’assenza della benedizione della loro esistenza.

Il termine sanscrito Sivaratri ha più significati. “Ratri” viene solitamente inteso come il buio della notte. Ma Sivaratri di fatto non ha alcuna relazione con il buio, anzi con lo stato speciale di sacralità di questa notte. Ossia, il buio di questa notte viene investito da una grande Grazia Divina. Il motivo è dato dal fatto che nel 14mo giorno che segue il momento di Luna Piena (chiamato secondo il calendario indiano Chaturdasi) la Luna – che tra le altre cose governa la mente umana comune – si trova in un aspetto profondamente benefico nella sua relazione con il Sole. 

Per questo soprattutto allora è un momento particolarmente favorevole per risentire pienamente la presenza misteriosa e salvifica di Dio Padre, che si manifesta attraverso Siva in una certa ipostasi.
Il segreto dell’intera Creazione viene simbolicamente rivelato nella descrizione tradizionale della forma di Siva. 

Infatti, la semiluna sul capo di Siva simboleggia la coscienza degli esseri umani; il fiume Gange che secondo la mitologia indiana cade dalle altezze trascendenti dei Cieli sulla testa di Siva, per continuare poi, lungo i suoi capelli, fino alla Terra, simboleggia la misteriosa forza della vita universale; i serpenti che Siva porta come bracciali e come segni della Sua Potenza Divina, rappresentano gli innumerevoli esseri animati.

Lui sta seduto in un monte d’argento, e uno dei suoi amici più cari è Kubera, il Dio della Prosperità. Ma anche se Siva possiede già tutto, Egli porta sempre con sé la ciotola del mendicante, per ricordarci senza sosta che qualunque possessività o attaccamento sono un ostacolo sulla via del progresso spirituale. Siva è completamente distaccato da qualunque cosa, e grazie a ciò Lui è diventato l’incarnazione eterna della Suprema Grazia Divina.

I tre occhi di Siva rappresentano i tre mondi (Loka). Il tridente di Siva è il simbolo del passato, del presente e del futuro (i tre aspetti del tempo) come pure del trascendere le tre qualità o tendenze (Guna): sattva, rajas e tamas, che rappresentano i riflessi specifici della Trinità della manifestazione: 

BRAHMA, VISNU e RUDRA-SIVA.


Nella Grande Notte di Siva, MahaSivaratri – è molto importante orientare totalmente i nostri pensieri al divino. In questo modo ci distaccheremo completamente dagli oggetti e dai desideri inferiori specifici del mondo materiale, per poter trasformare profondamente la nostra coscienza.

Sivaratri è un giorno molto favorevole per tutti. Cade sempre nel quattordicesimo giorno del ciclo lunare, nel momento in cui la Luna è quasi completamente nascosta, mentre il Sole si trova nel segno dell’Acquario.

La mente individuale (manas) è intimamente associata con la Luna. Chandra (Luna in sanscrito), l’angelo misterioso che governa la Luna, è anche la divinità che governa la mente (manas). Egli perde ogni giorno 1/16mo della sua lucentezza, dopo il momento di Luna Piena, e continua a decrescere fino a quando, nella notte di Sivaratri, manifesta solo un sedicesimo della sua forza. 

Il momento di Luna Nuova può essere quindi associato con quello stato della mente in cui le fluttuazioni e i suoi capricci sono molto ridotte. In questa notte – Sivaratri - ci rimane solo una piccola parte da controllare, e ciò si può realizzare con l’intensa focalizzazione dell’attenzione sulla gloria imperitura della divinità
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Grazie a tutti e per informazioni potete chiamare Gordana Stojanovic
Mobile:  333 23 71 631