MINDFUL LIVING

Thich Nhat Hanh, the Zen Master about Mindfulness...  
One morning during the 2014 Summer Retreat at Plum Village, Thay suddenly had a sparkle in his eye as he looked at the 80 or so children sitting at the front of the hall. He reached out, and took a lotus petal from the flower arrangement on his table, and began to roll it in his hands, smiling....

About Mindfulness


Mindfulness is the practice of getting in touch with the present moment and learning how to be aware of your inner experiences without judging or evaluating them.

Mindfulness has roots in Eastern spiritual traditions such as Zen Buddhism. When practicing mindfulness the goal is to see your thoughts from an outside point of view. To observe and notice them but not allow them to influence you in a positive or negative way.

MINDFULNESS :: UN PERCORSO




L’esperienza interiore, il sentire, l’intuizione sono sorgenti di conoscenza profonda, semi di consapevolezza che affonda radici nell’integrazione di mente-corpo-sensazioni. 

Mindfulness è tutto questo: sentire, non fare, ascoltare, accogliere, non classificare/giudicare, lasciar accadere: l’essenza della meditazione.

Se questa è la tua via di evoluzione, ti proponiamo un’esperienza dai ritmi leggeri, in un ambiente che offre i suoi doni con generosità, con il tocco prezioso di Madre Natura.

Grazie Milena


Con la guida di alcuni esperti potrai sperimentare la “presenza consapevole e rilassata della mente”, educarti a ogni incontro ad accogliere nuove prospettive, allenarti in modo rilassato a portare lo “stato Mindfulness” nelle piccole e grandi cose della vita di ogni giorno.








TANDAVA SHIVA DANCE


merci a Danel Odier
...

consapevolezza, respiro, rilassamento, lentezza...

...provate ad approfittare dell’assenza del concetto di postura
cercate di scoprire fino a che punto questo vi rende creativi
fino a che punto lascia libero il corpo di cercare e trovare qualcosa 

in effetti l’imitazione è pericolosa


qualunque sia il modello, esso non è qualcosa che ci è proprio
perciò è meglio assumere una posizione che alcuni potrebbero ritenere sbagliata
piuttosto che mantenersi in una falsa posizione 

(in una posizione che non ci corrisponde)

non perdete mai di vista che l’obiettivo è la distensione totale del corpo
l’obiettivo non è quello di avere l’aria di un buddha impagliato
un sacco di riso come dicono i maestri zen

è qualcosa di vivo, qualcosa di creativo, di personale
che arriva a dissolvere l’idea della persona

si tratta di qualcosa che comincia come un’operazione personale
e poi conduce all’annullamento della persona limitata

ritornate alla lingua,
assicuratevi che sia distesa

questa è la prima fase della Tandava
nella seconda fase lasceremo che le braccia partecipino al movimento

l’ideale è che 

la prima fase nutra il corpo rendendolo sensibile e vibrante,

la vibrazione è al cuore del pensiero kashmiriano:
l’idea che la vibrazione è ovunque

per noi non c’è massa fissa
non c’è massa senza coscienza

dunque la coscienza non è un’avventura umana, è un’avventura globale
la materia è cosciente, i vegetali, i minerali, eccetera...

allora 

questa idea di vibrazione permette di accordarci,

molti maestri kashmiri erano musicisti
e molto spesso hanno utilizzato il linguaggio della musica per parlare dello yoga:
per esempio dicevano che 

lo yoga è come accordare uno strumento

quando 

lo strumento è ben accordato esso vibra spontaneamente

senza aver bisogno di toccarlo

se per esempio mettete un violoncello ben accordato qui
e un musicista suona nella stessa stanza
vedrete che le corde inizieranno a muoversi da sole
se il violoncello invece non è ben accordato le corde resteranno immobili

si fa esattamente la stessa cosa 

con il corpo:
accordandolo gli rendiamo la sua libertà, il suo respiro
di colpo 

il corpo diventa sensibile alla sua propria vibrazione
diventa una massa vibrante

questa massa vibrante 

percepirà la vibrazione degli altri

della materia e 

sfumerà il limite 
che si ha di se stessi, 

l’immagine di un’entità isolata 

nello spazio,
vi sarà una specie di perdita del limite

se si chiedesse alle persone dove termina il loro corpo
penso che molti risponderebbero “alla pelle”,
fino alla pelle sono io, dopo ci sono gli altri,
se respiriamo ci accorgiamo che il limite non è veramente la pelle
abbiamo un corpo che è principalmente un corpo emozionale

il limite corporeo varia in funzione delle emozioni che percepiamo

quando siamo 

in uno stato amoroso abbiamo un corpo che è molto più vasto

quando siamo 

in uno stato depressivo
abbiamo un corpo che diventa più piccolo del corpo reale

alcune volte perdiamo perfino la sensibilità cutanea
sappiamo che il corpo è molto dipendente dal sentire emozionale e mentale

e ora lasceremo che le braccia partecipino al movimento

l’idea è la continuità basata sul respiro
e la lentezza
andremo a cercare una grande lentezza

i movimenti sono completamente liberi

ritiriamo piano piano lo sforzo muscolare

si ritira la volontà
lasciamo che il corpo si esprima, che occupi lo spazio
cerchiamo una sorta di dialogo fra lo spazio e il corpo

la base è ben mobile sul cuscino

e poco a poco praticando noteremo che non c’è limite alla lentezza
possiamo sempre andare più lentamente, è stupefacente

e scopriremo anche che una grande lentezza sviluppa considerevolmente i riflessi, è stupefacente
attraverso la lentezza infatti è la rapidità che si sblocca

le articolazioni sono sciolte, le mani ben rilassate, le dita indipendenti
e fate piuttosto dei movimenti asimmetrici
per evitare di fissare la colonna vertebrale

le spalle partecipano al movimento
si comincia col movimento delle spalle e il braccio è una continuità
se le spalle sono rigide il movimento delle braccia sarà rigido

poco a poco sentirete lo spazio come qualcosa di vivente
non è del vuoto, esso risponde
potete posare il corpo sullo spazio
lo spazio vi sostiene

quando praticate a casa vostra sarebbe meglio praticare nudi
perchè la sensibilità cutanea favorirà la percezione dello spazio
e potrà diventare così forte come nell’acqua per esempio
se praticate tandava nell’acqua e avete l’acqua fino alle spalle potrete comprendere molto riguardo alla pratica
perchè c’è questa leggerezza, il vostro corpo è sostenuto dall’acqua
allo stesso modo quando praticate all’aria aperta sentirete l’aria con la stessa forza come se fosse acqua

ogni tanto andate un po’ più veloce 
per vedere se siete fluidi

e poi ritornate alla lentezza

quando c’è una parte del corpo che sentite tesa potete benissimo sfiorarla 
e questo vi aiuterà a sciogliervi

muovete bene tutti i blocchi, le spalle, le scapole
che tutto ciò sia molto mobile

abituatevi al fatto che le due metà del corpo possano avere movimenti completamente differenti
una spalla può fare qualcosa, l’altra spalla un’altra cosa
e così le braccia rispetto alle mani

poco a poco con la pratica la mano si distenderà considerevolmente, diventando più dolce
è un processo molto lungo poiché la mano ha un’ossatura complicata e una muscolatura molto forte
ma vedrete che dopo qualche anno di pratica la vostra mano diventerà molto più fluida,
molto più dolce
cambierà il vostro modo di toccare gli oggetti, di prenderli
e anche la sensibilità della mano si svilupperà notevolmente
sentirete molto meglio la materia
e percepirete meglio la differenza fra una maniglia di porta, la ceramica di una tazza, eccetera...
la colonna vertebrale è come una corda molto fluida
ondula e accompagna il movimento dall’osso sacro fino in alto

e ora passeremo alla fase successiva della tandava...

Armonia e Natura in Ayurveda



AYURVEDA: IN ARMONIA CON LA NATURA.

Ogni giorno il sole sorge e tramonta e fra questi due momenti succedono molte cose. La natura è così meravigliosamente armonizzata che, indipendentemente da quanto possono essere diverse le cose che accadono, tutte si organizzano in un unico ritmo.

In effetti vi sono tanti ritmi incastrati uno dentro l’altro, come ingranaggi di un unico macchinario.

L'alternarsi del giorno e della notte inducono i ritmi circadiani e le variazioni dei parametri vitali, per cui: al mattino si prova benessere e forza, la temperatura interna corporea aumenta e diminuisce quella delle estremità; alla sera aumenta la stanchezza e diminuisce la temperatura delle parti interne.



La quasi totalità delle funzioni umane (temperatura corporea, pressione arteriosa, battito cardiaco), segna un andamento ritmico è stato dimostrato negli anni '50 da alcuni ricercatori francesi che stavano studiando i livelli di secrezione del potassio con le urine e scoprirono che essi seguivano un ritmo regolare della durata di circa 24 ore concordavano con quelli di altri ricercatori ed il quadro che ne venne fuori è che, al contrario di quanto si pensava fino ad allora, la quasi totalità delle funzioni umane (ad esempio la produzione ormonale, l'andamento della temperatura corporea, della pressione arteriosa, del battito cardiaco, dell'umore) ha un andamento ritmico.




I ritmi biologici, scoperti da Franz Halberg, seguono - in prima approssimazione - una curva sinusoidale, ossia una doppia curva che cresce fino ad un massimo(acrofase) e poi scende fino a un minimo, variando intorno ad un valore mediano che si chiama mesor.

La doppia curva crescente, decrescente, poi nuovamente crescente e decrescente si completa in un periodo di tempo ben definito.

I ritmi con un periodo compreso tra le 20 e le 28 ore vengono definiticircadiani. 

Quelli con un periodo inferiore alle 20 ore, come da esempio le fasi del sonno, vengono definiti ultradiani.

I ritmi con un periodo superiore alle 28 ore si chiamano infradiani; tra questi ultimi va ricordato il ciclo mestruale che avendo una durata pari a quella del ciclo lunare viene definito "circalunare".

La scienza moderna ha rivelato molti dei cicli più evidenti del nostro corpo, come il cuore che batte ogni tre quarti di secondo e i polmoni che si gonfiano d’aria da dieci a quattordici volte al minuto, però molti mutamenti del corpo rimangono misteriosi.

Perché, come ha scoperto la scienza, una persona raggiunge il suo peso massimo alle sette di sera?
Perché le nostre mani sono più calde intorno alle due del mattino?

La risposta dell’Ayurveda è che in noi vi sono dei “cicli principali” governati dal corpo energetico.

Ogni giorno siamo attraversati da due onde di cambiamento, ognuna delle quali porta un ciclo di un dosha. Queste fasi hanno luogo dall’alba al tramonto e poi ancora dal tramonto all’alba.





Il primo ciclo inizia dalle 6 alle 10 con Kapha, quindi dalle 10 alle 14 con Pitta e si conclude dalle 14 alle 18 con Vata. Il secondo ciclo inizia dalle 18 alle 22 con Kapha, poi dalle 22 alle 2 con Pitta ed infine dalle 2 alle 6 con Vata.

Uno degli aspetti fondamentali del vivere in sintonia con la natura è il rispetto di questi cicli principali che sostengono la nostra esistenza fisica. Noi dobbiamo cavalcare le onde della natura, non combattere contro di essa.

All’alba si comincia con un periodo Kapha. E’ facile comprendere per quale motivo le prime ore della giornata sono considerate Kapha: al risveglio il corpo è lento, pesante, rilassato e tranquillo, insomma ha le qualità di Kapha.

Il momento fisicamente più attivo, che è quello di massimo appetito, è l’ora di mezzogiorno, a metà del primo periodo Pitta.

Pitta è responsabile del metabolismo del cibo, della distribuzione dell’energia e in genere della massima efficienza fisica. Ecco perché nel posto di lavoro il massimo di produttività si realizza a mezzogiorno. Questo primo ciclo termina con un periodo Vata, che ha inizio alle 14.

Vata controlla il sistema nervoso e infatti i ricercatori hanno scoperto che nei test mentali la gente dà il meglio di sé nel corso del pomeriggio.

Il secondo ciclo ripete la stessa sequenza ma con una sfumatura diversa. La sera è rilassata e tranquilla come il mattino, il tramonto riconduce il corpo ad una stabile condizione di riposo, Kapha è incline all’inerzia. Allo stesso modo, l’appetito associato a Pitta alla sera non è forte come a mezzogiorno.

Dopo essere andati a letto Pitta digerisce la cena e quando siamo immersi nel sonno Pitta dà energia per la ricostruzione dei tessuti che viene effettuata in massima parte di notte.

Il periodo Vata che precede il mattino si esprime attraverso il sistema nervoso, ma invece di pensare velocemente come nel pomeriggio, si passa alla fase del sogno attivo, chiamata REM, a causa del rapido movimento degli occhi, in cui gli impulsi cerebrali raggiungono il massimo dell’attività notturna. Così il ciclo della giornata è completo.

Se impariamo a rispettare i cicli della natura legati a Vata, Pitta e Kapha il benessere insorgerà in un modo spontaneo. Svegliarsi tra le sei e le otto, pranzare intorno a mezzogiorno, cenare tra le diciotto e le diciannove e andare a letto tra le vent’uno e le ventidue ci permetterà di avere tanta energia durante il giorno, una perfetta digestione del nostro pranzo, un pomeriggio con una mente sveglia e vigile e una notte di buon riposo.

Fomte: Benessere Totale di Deepak Chopra

Varanasi Piano Solo




Il mesi di novembre e dicembre sono dedicati a Shiva con i molti incontri di Yoga proposti da Alessandra e Diego.....


Con il primo weekend di dicembre si concluderanno le attività a Podere Cmpopiano e riprenderanno alla fine del prossimo mese di Marzo....

“ prova ad essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo...Mahatma Gandhi...